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Il gatto siberiano è adatto a chi soffre di allergia in quanto è l'unico gatto naturalmente ipoallergenico

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Sito aggiornato

il  08-12-2017

SALUTE E GENETICA

Il gatto siberiano, come tutti i gatti di razza, può essere soggetto a malattie genetiche (HCM, PKD) e virali (FIV, FELV, FIP) che possono pregiudicarne la salute e, talvolta, l’esistenza.

In questo senso, è fondamentale l’attività di prevenzione degli allevatori che possono limitare la trasmissione di queste malattie ai cuccioli testando i futuri genitori. Per circoscrivere queste malattie, infatti, è necessario individuare i soggetti malati o portatori ed escluderli immediatamente dai programmi di selezione e allevamento.

Mancando una regolamentazione nazionale o internazionale che obblighi gli allevatori a testare i loro riproduttori, il monitoraggio e la prevenzione dipendono esclusivamente dalla correttezza e dal senso di responsabilità del singolo allevatore.

L’attività di screening portata avanti da ogni singolo allevatore è di primaria importanza per escludere un potenziale individuo malato o portatore nel più breve tempo possibile e, possibilmente, prima che possa trasmettere la patologia alla sua progenie.

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HCM (Hypertrophic CardioMiopathy)

HCM è l’acronimo di Hypertrophic CardioMiopathy e sta per cardiomiopatia ipertrofica.

Si tratta di una patologia che provoca l’inspessimento delle pareti del cuore con conseguente alterazione delle sue funzionalità.

Lo screening è condotto attraverso una ecocardiografia che misura le dimensioni del cuore e che viene eseguita a varie età durante la vita del gatto. L’HCM è una malattia che si sviluppa molto lentamente e l’estrema variabilità con cui questa malattia si manifesta, rende difficile tutelare non solo il singolo soggetto ma, spesso, la sua stessa discendenza. 

Affinchè questa malattia possa essere contenuta anche  l’acquirente deve fare la sua parte: è necessario e doveroso pretendere che l’allevatore a cui vi siete rivolti per adottare il vostro cucciolo vi consegni una copia dell’ecocardio eseguito sui genitori.

NON accontentatevi dei risultati di un test condotto anni prima!

Il test non deve MAI essere più vecchio di un paio di anni perchè spesso la malattia può svilupparsi in modo eclatante in tempi molto brevi!
Diffidate nella maniera più assoluta da chi, accampando varie scuse, non vi faccia vedere alcuna certificazione, da chi sostiene di conoscere le proprie linee, di poter escludere "a priori" tale malattia genetica, di non aver mai avuto problemi  (come si fa a dirlo se non si è mai testato un gatto?) o da chi vi faccia vedere un foglio in cui, con quattro frasi messe in croce, viene “dichiarato” da un veterinario compiacente che il gatto è esente da HCM: un test attendibile, infatti, deve riportare il nome, il sesso e la data di nascita del gatto, la firma di un veterinario cardiologo e deve riportare tutte le misure riscontrate sul muscolo cardiaco e a livello di flusso sanguigno.

Come allevamento abbiamo deciso di partecipare al programma di screening dell' Osservatorio Italiano per l'HCM Felina che si pone come obiettivo la raccolta di dati clinici , genetici ed ecocardiografici  con lo scopo di proseguire nella ricerca scientifica su questa malattia ancora controversa per quanto riguarda  la sua diagnosi precoce , l’eziologia, la storia naturale ed il trattamento.

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PKD (Polycistic Kideny Desease)

PKD è l’acronimo inglese per Polycistic Kidney Desease, cioè sindrome del rene policistico, una malattia che provoca la comporsa di cisti dei reni che, col tempo, tendono ad aumentare in numero e/o volume. Quando le cisti occupano troppo spazio nel rene, il tessuto normale fuoriesce e il rene non è in grado di funzionare normalmente.

In un gatto malato, la PKD implica la presenza di cisti nei reni già alla nascita e, tipicamente, in entrambi i reni. Con la crescita del gatto, le cisti aumentano (fino a superare i 2cm).

E’ disponibile un test sul DNA in grado di dire se il gatto testato è portatore o meno della mutazione genetica responsabile della PKD ma il test ha validità esclusivamente sui gatti di razza persiana. Con la speranza che presto venga reso disponibile un test sul DNA valido anche per le altre razze, queste vengono testate con un esame ecografico.

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VIRUS DA IMMUNODEFICIENZA

I virus della FIV (meglio nota come AIDS felina) e della FELV (o della leucemia felina) sono altamente contagiosi.

La FELV è un retrovirus che si trasmette tipicamente per contatto con la saliva di gatti infetti (rapporti sessuali, morsi, leccamento).

E’ possibile vaccinare un gatto per scongiurare il pericolo di contagio da FeLV virus. Tuttavia, esiste il sospetto che questo vaccino sia una delle principali cause di insorgenze di fibrosarcomi indotti dal vaccino nel punto di inoculo. Per questo motivo, prima di decidere se sottoporre il proprio gatto a questo tipo di vaccinazione, è sempre bene valutare il rapporto rischi-benefici tenendo presente lo stile di vita del gatto stesso.

Un gatto che esce in strada e che può entrare in contatto con altri gatti(potenzialmente portatori del virus) è bene venga vaccinato; il gatto che, al più, esce sul balcone per prendere un po’ di sole, potrebbe essere risparmiato da questo trattamento a rischio.

Il virus da immunodeficienza felina (FIV) è simile all'AIDS umano. Esso attacca e indebolisce il sistema immunitario rendendo l'animale suscettibile aad infezioni e malattie che non colpirebbero un animale sano. Non esistono cure nè vaccini per la FIV. La FIV è trasmessa prevalentemente attraverso morsi profondi.

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FIP (Peritonite Infettiva Felina)

La peritonite infettiva felina (detta FIP o PIF) è una malattia letale del gatto che si sviluppa improvvisamente e nel giro di pochissimo tempo (poche settimane o addirittura pochi giorni). I meccanismi che regolano l’insorgenza di questa malattia sono molto complessi e non ancora completamente noti.

I gatti, come gli esseri umani e altri mammiferi, possono essere vittime di virus ambientali. I virus più diffusi tra i gatti sono i CORONAVIRUS, responsabili di malesseri passeggeri, quali diarrea e/o affezioni respiratorie; questi virus vengono normalmente debellati dall’organismo del micio senza dare alcun sintomo.

In alcuni gatti, secondo meccanismi non ancora chiari alla scienza, il virus ospitato dall’organismo può trasformarsi, mutare: il sistema immunitario del gatto, già impegnato ad espellere il coronavirus originario, si ritrova ad affrontare un “nuovo” nemico capace di “nascondersi” tra le cellule dell’organismo.
I coronavirus mutati hanno una struttura tale per cui il sistema immunitario non riesce a riconoscerli, oppure sviluppa una risposta talmente forte da lesionare l’organismo stesso!

La malattia  è un qualcosa che si riferisce allo specifico gatto che l’ha sviluppata e come tale non è trasmissibile nè prevedibile (non si può trasmettere nè prevedere una mutazione!).  Quel che i gatti possono trasmettersi  a vicenda è il coronavirus , ma che questo possa poi trasformarsi o meno in ciascun soggetto, è assolutamente individuale.

Esiste una forma di prevenzione dalla FIP?

La miglior forma di prevenzione è quella di fornire al gatto un ambiente e uno stile di vita tali da mettere in condizioni il suo sistema immunitario di reagire efficientemente all’attacco di un coronavirus, nel momento in cui ne dovesse entrare in contatto, espellendolo in fretta e con decisione prima che una qualunque mutazione possa accadere.

L’assenza di stress, l’igiene e il numero adeguato di cassette e di ciotole, un numero di gatti mai troppo elevato nello stesso ambiente, sono le norme di prevenzione minime per contenere i rischi.

Allevamento gatto siberiano Terre del Nord 


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